Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/


Abruzzo, “acqua contaminata a 700mila persone”:
allarme Iss su discarica di Bussi

di Redazione Il Fatto Quotidiano, La Stampa | 26 marzo 2014

Più informazioni su: Abruzzo, Avvocatura dello Stato, Chieti, Discarica, Discarica di Bussi,Ermete Realacci, Montedison, Sanità, Solvay

Acqua contaminata

Le analisi dell'Istituto superiore della sanità sul sito di rifiuti tossici più grande d'Italia in provincia di Pescara: "Nessun controllo su rete idrica, coinvolte anche scuole e ospedali". La contaminazione è andata avanti fino al 2007. Realacci (Pd): "Nel sito ex Montecatini Edison 1 milione 800mila tonnellate di scorie"

Una discarica di veleni tossici dell’ex polo chimico Montecatini Edison di Bussi che fino al 2007 ha contaminato l’acqua “distribuita a circa 700mila persone senza controllo e persino aospedali e scuole“. L’Istituto Superiore di sanità riporta in una relazione le conclusioni dell’analisi delle acque contaminate dalla discarica in provincia di Pescara, richiesta dall’Avvocatura dello Stato e depositata a Chieti, dove sono sotto processo i vertici diMontedison e Solvay con oltre 20 indagati dopo l’inchiesta del Corpo Forestale. Per l’Iss “la qualità dell’acqua è stata indiscutibilmente, significativamente e persistentemente compromessa per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento”. L’acqua risulta “contaminata da sostanze di accertata tossicità”.

Nella relazione di 70 pagine che i consulenti tecnici dell’Avvocatura dello Stato Pietro Comba, Ivano Iavarone, Mirko Baghino e Enrico Veschetti hanno stilato sulla vicenda della mega discarica di veleni industriali di Bussi e sulla contaminazione delle falde acquifere della Val Pescara si legge: “La mancanza di qualsiasi informazione relativa alla contaminazione delle acque con una molteplicità di sostanze pericolose e tossiche, solo una parte delle quali potrà essere tardivamente e discontinuamente oggetto di rilevazione nelle acque, ha pregiudicato la possibilità di effettuare nel tempo trattamenti adeguati alla rimozione delle stesse sostanze dalle acque”. Nel frattempo a farne le spese è stata la popolazione: “Del significativo rischio in essere non è stata data comunicazione ai consumatori, che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli”, si legge tra le conclusioni. Ci sono quindi “incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l’utilizzo delle acque”, chiude l’Istituto Superiore della Sanità.

La discarica di Bussi, secondo il presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera Ermete Realacci, è “una bomba ecologica, la più grande d’Europa, sepolta ai piedi delParco del Gran Sasso e di quello della Majella, in Abruzzo”. Si tratta, osserva Realacci – che ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico – di “una discarica di circa trenta ettari, a poca distanza dalla confluenza dei fiumi Tirino e Pescara, dove sono state interrate quasi 1 milione 800mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione dicloro, soda, varechina, formaldeide, perclorati e cloruro di ammonio dell’ex polo chimicoMontecatini Edison, per un danno ambientale stimato in 8,5 miliardi di euro e un costo di 600 milioni per la bonifica. Che continuano a inquinare la terra e il sottosuolo”. E dopo 40 anni di denunce, che stanno portando i responsabili di questo disastro nelle aule giudiziarie, potrebbe finalmente partire “un’operazione di bonifica e riqualificazione che funga da modello per le riconversioni industriali del Paese”, ha aggiunto Realacci. “Ai ministri interrogati ho inoltre chiesto – ha concluso – se vogliano istituire, di concerto con la Regione Abruzzo e il Comune, un tavolo tecnico per favorire la riconversione dell’area con progetti che siano compatibili con gli interventi di bonifica e la tutela dell’ambiente”.

In merito all’interrogazione è intervenuta anche la senatrice Pd Stefania Pezzopane secondo cui “il rischio, come ci conferma l’Ispra, è gigantesco e i quantitativi di materiali e scorie di rifiuti tossici enormi. Il risanamento ambientale e la bonifica di quei siti sono da troppi anni dimenticati e rinviati. Tra l’altro – ricorda la parlamentare ed ex presidente della Provincia de L’Aquila – Bussi è anche un Comune inserito nel cratere sismico del tragico terremoto del 2009 e mi chiedo e chiedo al governo che fine abbiano fatto quei 50 milioni stanziati dal Parlamento e prelevati dai fondi per la ricostruzione post sisma e che nelle intenzioni presumo dovessero servire a riqualificare e reindustrializzare quel territorio”.

“L’acqua contaminata erogata dall’acquedotto della Val Pescara è stata bevuta fino al 2007, anno in cui, grazie alle denunce del Wwf, i pozzi Sant’Angelo sono stati chiusi”, afferma il presidente del Wwf Abruzzo, Luciano Di Tizio, che definisce la relazione dell’Istituto Superiore di Sanità come una “conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto”. Per anni “gli abitanti hanno bevuto acqua contaminata”, ma dopo il 2007 “hanno scavato nuovi pozzi a San Rocco, a valle della zona contaminata. Attualmente e per il momento la situazione è tranquilla e non ci sono problemi per l’acqua che beviamo, ma bisogna stare attenti e vigili perché quella zona è molto delicata”.

 

CRONACHE

26/03/2014
 


 

La discarica dei veleni di Pescara “Acqua contaminata distribuita a 700mila persone, anche scuole”

Relazione choc dell’Istituto Superiore di sanità sulla Bussi. Va agli atti del processo di Chieti dove sono sotto inchiesta i vertici di Montedison

 

Controllo acqua contaminata

In una foto di archivio i militari della Stazione Navale appartenenti al Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Pescara e del Corpo Forestale dello Stato di Pescara e Tocco da Casauria sequestrano tre discariche di rifiuti pericolosi nella discarica di Bussi, Pescara.

Una bomba ecologica che per decenni ha inquinato, letteralmente avvelenato i pozzi, di circa 700 mila persone, quelle che abitano nella Val Pescara. In pratica mezzo Abruzzo, almeno fino al 2007 quando sono stati chiusi i pozzi, ha bevuto acqua contaminata senza saperlo e senza sapere gli effetti sulla salute.

 

Il sigillo arriva dalla relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, chiesta dall’Avvocatura dello Stato per il processo in Corte d’Assise che si sta svolgendo a Chieti: per l’accusa quindi la mega discarica di veleni tossici industriali del sito Montedison di Bussi sul Tirino ha rilasciato nelle falde e negli acquedotti dell’acqua captata per la popolazione tonnellate di metalli pesanti, frutto delle 250mila tonnellate di rifiuti sotterrati nell’area contigua al fiume Pescara.

Oltre 20 indagati alla sbarra a Chieti per reati quali: avvelenamento delle acque; disastro doloso; commercio di sostanze contraffatte e adulterate; delitti colposi contro la salute pubblica; truffa. Tra gli indagati i vertici di Montedison, mentre quelli della Solvey sono indagati nella seconda tranche delle indagini per la mancata messa in sicurezza delle discariche. Parlano di analisi choc, di risultati sconvolgenti, ma quella di Bussi è una vicenda che si allontana nel tempo: fu grazie alle denunce degli ambientalisti e al lavoro del Corpo Forestale se già dal 2007 i pozzi avvelenati di S.Angelo furono chiusi. «L’acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole», scrive la relazione dell’Istituto Superiore di sanità.

«La qualità dell’acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa», prosegue la Relazione dell’ISS. Il guasto «per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento».

Ma l’Iss punta il dito con particolare severità sulla «mancanza di qualsiasi informazione relativa alla contaminazione delle acque con una molteplicità di sostanze pericolose e tossiche, solo una parte delle quali potrà essere tardivamente e discontinuamente oggetto di rilevazione nelle acque, ha pregiudicato la possibilità di effettuare nel tempo trattamenti adeguati alla rimozione delle stesse sostanze dalle acque”. Così si legge nella relazione di 70 pagine scritta dai consulenti tecnici dell’Avvocatura dello Stato Pietro Comba, Ivano Iavarone, Mirko Baghino e Enrico Veschetti.

«Del significativo rischio in essere non è stata data comunicazione ai consumatori che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli», si legge tra le conclusioni.

Ci sono quindi «incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l’utilizzo delle acque», chiude l’Istituto Superiore della Sanità. «Ora c’è l’avallo scientifico delle cose che noi diciamo da anni: serve d’urgenza una indagine epidemiologica sugli effetti dell’acqua contaminata sulla salute’, conclude il presidente di Wwf Abruzzo Luciano Di Tizio.


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