Fonte: http://www.ilmattino.it/


 

Esplode la polemica: «Il rapporto è del 2010»

Mappa acqua

Colibatteri fecali, veleni di ogni tipo, percentuali a rischio. L'Espresso in una copertina dal titolo agghiacciante ("Bevi Napoli e poi muori") ha lanciato un macigno nello stagno, affermando che uno studio condotto dalla marina militare statunitense (che potete leggere in calce a questo articolo) offre uno scenario devastante. Dell'ambiente campano e dei rischi per la salute. Il caso esplode e la sollevazione è trasversale.

Il consigliere regionale della Campania del Pse, Corrado Gabriele, annuncia che intende presentare un esposto alla procura della Repubblica di Napoli per chiedere «di accertare se non sia il caso di verificare gli estremi della violazione dell'articolo 658 del codice Penale e vietare l'uscita in edicola di domani delle copie» de L'Espresso. Gabriele spera che il suo esposto fermi la copertina dove sta scritto: «acqua contaminata ovunque, nessuna zona è sicura»

Secondo Gabriele, potrebbe configurarsi il reato di procurato allarme evidenziando «il danno all'economia campana e soprattutto il danno psicologico per milioni di cittadini napoletani e campani che oltre a subire le conseguenze dei rifiuti seppelliti in Campania devono vivere nel terrore di utilizzare l'acqua e i prodotti agricoli della nostra terra». A giudizio del consigliere regionale la copertina «è offensiva e andrebbe censurata».Analoga iniziativa, annuncia Gabriele, «sarà presentata a Roma dal capogruppo dei socialisti alla Camera Marco Di Lello».

Insorge anche il governo regionale con gli assessori all'ambiente Giovanni Romano e all'agricoltura Daniela Nugnes.

«Il settimanale L'Espresso - dichiarano - si avvia a condurre una campagna che rischia di diventare lesiva nei confronti di Napoli e della Campania in generale. Valuteremo - dicono - tutte le azioni a tutela dei cittadini, dei produttori e delle Istituzioni. Tutte le inchieste sono utili, ma altra cosa è l' uso che si presta a strumentalizzazioni contro una terra che è ricca di prodotti di qualità, di risorse naturali e paesaggistiche» concludono gli assessori regionali.

L'Espresso ha già risposto all'accusa di procurato allarme da parte del consigliere regionale Corrado Gabriele, affermando che il servizio «rende noti i risultati inediti e sconvolgenti di una corposa ricerca richiesta dal comando americano di Napoli, eseguita da primari laboratori di analisi sulla base di campioni di acqua, cibo, terreni, fumi raccolti lungo l'arco di due anni (dal 2009 al 2011) su un'area di oltre mille chilometri quadrati e costata ben 30 milioni di dollari».

Ma cosa si leggeva nel rapporto rilanciato in una copertina choc?

Le carte sono reperibili online e sono state prodotte dalla Naval Support Activity Naples nel giugno 2010: uno "screening" dal punto di vista biologico delle terre comprese tra i Campi Flegrei e il Casertano, quelle in cui da anni gli americani risiedono, per comprendere i potenziali rischi della salute derivanti dall'"inquinamento storico della regione Campania". Rispetto a un primo documento già prodotto nel 2008, in questo più recente c'è un "focus" su ben 9 aree distinte - tracciate da Capodichino a Casal di Principe - in cui sono comprese 117 residenze Usa in Campania.

Il suolo. Dopo un'accurata analisi dei gas nel suolo - in cui sono stati riscontrate sostanze come benezene, cloroformio, etilbenzene - si passa allo studio delle acque. Nei campioni d'acqua di tutte le 9 aree - spiega il documento - sono state riscontrate quantità di arsenico, tetracloretano, nitrati. Le indagini sono state effettuate da Tetra Tech, leader nei servizi di consulenza ambientale e di analisi sulla contaminazione delle acque.

L'arsenico. Il livello di contaminazione più alto di arsenico, ad esempio, è stato rilevato nelle aree 1 e 5, ovvero quella intorno al sito di Carney Park (Quarto) e a quello di Lago Patria.

Gli acquedotti. Tutto nasce da una lunga e accurata analisi degli acquedotti: ne sono stati analizzati 14 lungo l'intera regione Campania (fatti selezionare dalla Protezione Civile e dal personale dei laboratori Arin). Per quanto riguarda l'acqua non trattata e non filtrata all'interno degli acquedotti, la concentrazione di arsenico riscontrata in 9 delle 14 condutture "si è rivelata superiore al livello massimo di contaminazione". In due distinti casi è stata riscontrata nell'acqua la presenza di batteri coliformi fecali; in quattro casi sono stati trovati coliformi totali. "D'accordo con le leggi italiane - scrivono gli americani nel loro documento - quest'acqua dovrebbe essere sottoposta a trattamento dalle autorità competenti prima dell'uso".

Coliformi fecali. Un trattamento quantomai necessario visto che bilogicamente i coliformi fecali raggiungono le acque superficiali soprattutto attraverso gli scarichi fognari e le acque di dilavamento di terreni destinati all’allevamento di animali e, attraverso il ciclo dell’acqua, possono raggiungere anche le falde acquifere. Tra essi c'è l'ormai celebre «Escherichia coli», responsabile, ad esempio, di dissenteria quando ci si reca in viaggio in Paesi in via di sviluppo. Nelle acque destinate al consumo umano, nelle acque di piscina o balneabili, è prescritta l’assenza obbligatoria di «Escherichia coli».

Tetracloretano. Secondo il report americano, le zone in cui l'acqua è più contaminata (qui si parla di tetracloretano) sono quelle di Casal di Principe e di Villa Literno. Il tetracloretano è un liquido incolore di odore soffocante, bolle a 146 ºC. Nonostante la tossicità relativamente elevata, è largamente impiegato come solvente industriale e nella preparazione di vernici e lacche, pellicole fotografiche e insetticidi.

giovedì 14 novembre 2013


 

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