Gli effetti a lungo termine della plastica sulla nostra salute

La plastica ci circonda. Componente fondamentale per praticamente ogni industria esistente, questo materiale appare in alte percentuali nei prodotti che usiamo ogni giorno. Sebbene la vita moderna sarebbe difficile da immaginare senza questo versatile prodotto chimico, gli oggetti composti di plastica hanno anche un lato oscuro, dovuto in parte proprio alle caratteristiche che li rendono tanto desiderabili: la loro durata nel tempo. 

 

Moltissimi studiosi, professori e medici, infatti, pubblicano da anni documenti e ricerche per avvisare il mondo intero riguardo ai pericoli della plastica per la salute umana e per l’ecosistema da cui dipendiamo ogni giorno. Le ultime scoperte in ambito scientifico sono davvero allarmanti: oggi la plastica si accumula in discariche e si riversa negli oceani in sempre maggiori quantità. Ma la plastica e i suoi additivi non sono solo intorno a noi, ma anche dentro di noi – presenti nel nostro sangue e nelle urine in quantità misurabili, ingeriti con il cibo che mangiamo, con l’acqua che beviamo o da altre fonti. Gli studi mettono in luce che gli effetti della plastica sull’ambiente sono gravissimi: misurazioni nelle regioni più contaminate degli oceani mostrano che la massa di plastica supera quella del plancton, il cibo base della catena alimentare marina, di 6 volte.

 

Nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci” avverte preoccupato il convegno mondiale di Davos del 2015. E se la plastica è uno dei veleni del mondo, possiamo allora capire che bere acqua in bottiglie di plastica non sia così sano come vorrebbero farci credere. La plastica è diventato il materiale più usato al mondo, superando di gran lunga legno, cemento e pietra e l’acqua in bottiglie di plastica è un business da migliaia di miliardi di euro. Quello che spesso non viene detto sull’acqua minerale, però, è che le bottiglie di plastica sono altamente inquinanti dato che solo una piccola quantità (circa il 10%) viene effettivamente riciclata ed anche il riciclo non è un processo ecologico dato che richiede sempre l’impiego di sostanza chimiche e quindi la creazione di scarti che verranno dispersi nell’ambiente, spesso contro le norme in vigore sulla gestione di questo tipo di scorie. E non viene neppure detto che non di rado l’acqua in bottiglia viene corrotta e alterata dagli elementi che vengono lentamente rilasciati dalla plastica durante i periodi di stoccaggio. Sono in pochi infatti a saperlo, ma l’involucro in PET che avvolge ciò che beviamo tutti i giorni rilascia, nel lungo periodo, una lunga serie di sostanze cancerogene e tossiche, problema reso ancor più grave dal sistema attuale di diffusione che prevede il deposito delle bottiglie all’interno di magazzini per periodo di tempo anche superiori all’anno.

Perché è importante risparmiare sulla plastica

Il problema della plastica è più grande e importante di quanto si creda. Difficile da riciclare (si può solo trasformare in una qualità di plastica più modesta che a sua volta non può più essere riciclato), il più delle volte viene smaltito illegalmente finendo ad inquinare i mari e il terreno, le falde acquifere da cui beviamo e i campi coltivati in cui viene prodotto il cibo che troveremo in tavola. Secondo gli esperti, i materiali di plastica, perlopiù contenitori, possono rilasciare una parte delle sostanze di cui sono composti, tra queste sono tristemente famose il Bisfenolo A e gli Ftalati, due sostanze che secondo diversi dottori ed esperti di alimentazione sono estremamente nocivi per la salute dell’uomo.

Gli Ftalati sono una famiglia di composti chimici molto utilizzati nell’industria della plastica. Sono degli agenti plastificanti, poiché la loro integrazione con il polimero ne migliora la flessibilità e la modellabilità. Alcuni studi sembrano testimoniare che un alto consumo di Ftalati possa portare a problemi di infertilità nell’uomo, poiché sono in grado di produrre nel corpo umano effetti analoghi a quelli degli estrogeni. Inoltre, test di laboratorio hanno dimostrato che potrebbero portare a seri danni a fegato, reni e polmoni.

Il Bisfenolo A, invece, è una sostanza chimica anch’essa utilizzata nella produzione di plastiche e resine, come per la produzione del policarbonato, il materiale di cui sono fatte le bottiglie di plastica e del latte, e i rivestimenti protettivi per lattine ed altri contenitori per alimenti. Secondo alcuni esperti gli effetti del BPA sull’uomo sono più o meno gli stessi di quelli degli Ftalati, quindi si va dall’infertilità ai problemi a fegato e polmoni e, sebbene ancora non sia stato vietato il suo utilizzo per la produzione di bottiglie di plastica, dal 2011 questa sostanza è stata bandita da biberon e ciucci perché confermata dannosa per i bambini.

L’unica soluzione possibile al problema diventa dunque minimizzare il consumo di plastica, evitando sprechi quando possibile e riutilizzando prodotti come sacchetti e imballaggi. Nel caso dell’acqua in bottiglia, la scelta migliore risiede nell’evitare completamente le bottiglie di plastica, affidandosi a quella costante fonte d’acqua domestica che è il rubinetto. Considerando però l’alto tasso di inquinamento delle falde acquifere , questa scelta risulta sana per sé stessi e per il pianeta che ci circonda solamente quando affiancata all’utilizzo di un depuratore o purificatore d’acqua domestico , un sistema in grado di filtrare l’acqua che arriva alle nostre case eliminando ogni traccia di sostanze nocive e ristabilendo il giusto equilibrio tra sali minerali e il pH del liquido.

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