La verità sulla plastica

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L'utilizzo della plastica nella società civilizzata è andato gradualmente aumentando grazie alla sua versatilità. Attualmente, la maggior parte di involucri per cibi e bevande viene fabbricata con questo materiale sicuramente molto pratico ma estremamente problematico. Infatti il suo utilizzo sfrenato presenta svariati svantaggi, poiché si tratta di un materiale NON biodegradabile derivato dal petrolio. Quando si parla di plastica è difficile non pensare all'enorme quantità di bottiglie che anche solo in Italia viene fabbricata annualmente. 

Analizziamo quindi le conseguenze di un utilizzo costante di acqua in bottiglie di plastica:

1) Inquinamento derivato dalla produzione dell'involucro
Basti pensare al fatto che per produrre un solo kg di PET si utilizzano 2 kg di petrolio e 7 litri d'acqua con la conseguente liberazione di più di 2 kg di anidride carbonica e quantità minori di altri inquinanti atmosferici. Si stima che in Italia vengano prodotte ogni anno circa 8 miliardi di bottiglie di plastica per un rilascio intorno ad 1 milione di tonnellate di anidride carbonica nell'aria e un consumo di petrolio sulle 450000 tonnellate. Queste cifre salgono vertiginosamente se vi si aggiungono i dati sui consumi di tutti gli altri paesi civilizzati.
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2) Dispendio di energia elettrica durante il confezionamento dell'acqua all'interno delle bottiglie

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3) Inquinamento derivato dal trasporto
Poiché questo avviene per circa l'85% attraverso tir che viaggiano lungo tutta Italia per essere in grado di fornire ad un consumatore del nord anche acqua imbottigliata proveniente da sorgenti del sud e viceversa. Purtroppo questi spostamenti di tir immettono giornalmente nell'aria che respiriamo grandi quantità di inquinanti. Questa forma di trasporto viene ritenuta la principale causa di inquinamento atmosferico. In più, dobbiamo tener conto anche del consumo di carburante dei tir.
4) Inquinamento derivato dallo smaltimento
I dati rivelano che solamente il 36% delle bottiglie di plastica viene destinato a riciclaggio. La restante percentuale viene destinata ad inceneritori o interrata o dispersa nell'ambiente. Quando la plastica brucia, produce gas tossici e rilascia grandi quantità di metano che contribuiscono al riscaldamento globale. Quando viene interrata rilascia nel suolo sostanze chimiche che possono raggiungere e contaminare falde acquifere e altre fonti d'acqua. Quando invece viene dispersa, piuttosto che biodegradarsi, si fotodegrada dividendosi in particelle piccolissime che persistono nell'ambiente.

 

Quando l'ambiente è inquinato, i primi a risentirne sono gli organismi che lo popolano. Ad esempio, gli animali marini planctofagi che si trovano in zone inquinate da plastica finiscono per ingoiare più particelle di plastica fotodegradate che plancton, con grandi danni all'ecosistema. Fortemente colpiti risultano essere anche tartarughe marine e gabbiani, i quali muoiono sovente a seguito di ingestione di materiali plastici.
Ma il consumo di acqua in bottiglie di plastica ha effetti deleteri anche sul corpo umano, principalmente per due motivi: la plastica, specialmente quando entra a contatto col calore, rilascia sostanze chimiche contenenti estrogeni artificiali, estremamente dannosi per la salute. E bastano ridotte quantità per causare malattie come diabete, obesità, cancro.
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Alla luce di questi dati, sembra ragionevole ritenere che ciascuno di noi debba fare il possibile affinché l'ambiente ereditato dalle generazioni future possa essere accogliente e rigoglioso, nel rispetto degli uomini e di tutte le forme di vita che lo popolano.